Giuseppe d'Antonio

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CircleMe, il social che circonda di passioni

Intervista di Valentina Canzi

Parole: 800 | Tempo di lettura: 3 minuti.

Ciao Giuseppe, la tua storia prima di CircleMe?

Ho 40 anni e attualmente vivo a Milano. Sono nato a Napoli ma ho vissuto in molti luoghi, all’estero per 13 anni. Ho una laurea in Ingegneria iniziata a L’Aquila e conclusa presso la Purdue University nell’Indiana, Stati Uniti. Ho conseguito un MBA in Francia e a Singapore. Dopodiché è iniziata la mia carriera presso la Manhattan Associates, in cui ho svolto diversi ruoli. Dopo questo impiego ho lavorato per Google come Strategic Partnerships Development Manager, e per Dada, a capo dell’ Online Advertising Division.

Hai altri interessi, al di fuori della tua carriera?

Suono il piano e ballo. Da 5 anni recito a teatro. Inoltre ho co-fondato www.sognaerealizza.com  per le scuole superiori italiane. Gli studenti strutturano proposte per un progetto e vengono aiutati nella sua realizzazione, stimolando lo spirito creativo e imprenditoriale. L’idea di ogni studente viene presentata al concorso e il vincitore vedrà realizzato ciò che prima era solo nella sua mente. Spero che nei prossimi anni diventi un programma diffuso nelle scuole italiane anche perché ai ragazzi piace davvero molto.

Da cosa nasce CircleMe?

CircleMe parte da un’idea: i social network non riescono ancora ad aiutare i contatti a scoprire contenuti interessanti. Molto spesso questi o sono banali, oppure non rientrano nella cerchia di interessi dell’individuo. Su questo ultimo punto si focalizza CircleMe. Le persone su questo sito hanno la possibilità di esprimere i loro interessi e, sulla base di questi, riusciamo a mettere a loro disposizione notizie, informazioni, contenuti e servizi. In questo modo non c’è il rischio di imbattersi in contenuti mediocri o di scarsa attinenza rispetto alle proprie preferenze.

Come funziona il Social?

La connessione tra i contatti è unidirezionale, come il follow su Twitter, però si chiama trust. Se trusti un contatto vuol dire che ti fidi dei suoi gusti, non per forza quindi conosci quella persona. Tuttavia attraverso Facebook Connect è facile trovare i tuoi amici. Gli utenti possono diventare Curators di qualche loro interesse, gestendo così i contenuti della propria passione.

Ricavi?

Gli utenti possono essere Curators di massimo cinque passioni in modo gratuito. Nel caso però ci fosse un’azienda che volesse gestire i propri prodotti, che sarebbero probabilmente più di 5, chiediamo delle fee annuali per curare un gruppo di items. Questo metodo di business dovrebbe essere il benvenuto dagli utenti poiché si sta chiedendo ad esperti di gestire un argomento di interesse, in questo modo si alzerebbe la qualità dei contenuti.

Diresti che CircleMe è figlia della tua carriera oppure dei tuoi interessi?

Di entrambe, sono fortunato proprio perché mi è sempre piaciuto il settore della tecnologia, mi sono appassionato prima di software offline, poi online. D’altro canto sono riuscito ad inventare un prodotto che metta insieme anche le mie passioni, anzi direi che queste sono state il driver che mi hanno condotto a ideare CircleMe.

Hai trovato qualche difficoltà agi inizi?

In Italia il mercato è ancora vergine e il sistema burocratico non è abbastanza impattante. Quando ho creato Ltd in UK, mi è bastato il mio pc e, in circa 20 minuti, era già online. In Italia la burocrazia non permette azioni così rapide. Inoltre è difficile trovare investimenti: da un lato l'ecosistema degli investitori non è completo e sbilanciato verso i 'tagli bassi', dall'altro è richiesta l' equity, ovvero parte delle azioni della società, spesso sproporzionata rispetto all'ammontare investito. In questo modo queste negoziazioni diventano molto faticose da portare a termine, creando molte inefficienze per l'imprenditore. Un altro problema, un classico, è quello di assumere personale non idoneo in quanto o si sono venduti per competenze che effettivamente non possiedono, oppure non hanno la motivazione necessaria per lavorare in una Start Up. Questa, per sua natura, non offre stabilità e non tutti sono disposti a lavorare a questo prezzo.

Opportunità?

Per chi vuole fare la differenza, far parte di una Start Up è la condizione migliore. Infatti ogni progetto che porti avanti dipende da te e, se ti impegni a fare il tutto al meglio, i risultati si vedono immediatamente. In un team come in nostro, composto da dieci persone, ogni azione è pensata dai singoli che, dunque, si sentono protagonisti della missione aziendale. Un’altra condizione imposta dalle Start Up è data dal fatto che non esiste il lavoro settoriale: impari molto perché, anche se ognuno ha un suo ruolo, sei portato a svolgere qualsiasi mansione. In una grande società non hai l’opportunità di imparare così tanto perché ogni compito è assegnato ad un esperto.

Consigli per chi vuole avviare un’attività?

L’Italia ha tante potenzialità: le persone sono creative e spesso hanno un ottimo livello educativo. Tuttavia pecca molto di pragmaticità. Abbiamo tante idee originali, ma nell’esecuzione non abbiamo dei rendimenti eccezionali. Soprattutto sul web, che permette la misurazione perfetta delle azioni della tua impresa e dove per fortuna i costi sono molto bassi, consiglierei di non aspettare l’idea geniale, ma di mettere subito in pratica ciò che si ha in mente.

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